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Se l'Occidente si rimangia la libertà di parola

Se l'Occidente si rimangia la libertà di parola

Cultura  | Pubblicato il 27 agosto 2017 |

Robert Spencer ha solo messo in fila tutti i mattoncini della storia. E ne è uscito un piccolo capolavoro. Ancora non sappiamo se è stato tradotto in italiano (se così non fosse gli editori dovrebbero fare a gara per accaparrarsi un blogger definito «New York Times bestelling author»). Il suo titolo originale è The Complete Infidel's Guide to Free Speech (and Its Enemies). La cultura occidentale e in specie quella americana (basata sul primo emendamento) ha come suo architrave la laicità dello Stato e la libertà di parola e di espressione in tutte le sue forme (free speech). Ebbene, queste caratteristiche non sono proprie degli Stati islamici. E su questo passi. Il libro di Spencer ci racconta, con fatti, date, interviste, sentenze, come stiamo rinunciando a questi principî. Dal caso Fallaci, che conosciamo, a quello del presentatore tv americano Schilling, fatto fuori per un tweet in cui diceva che solo il 5 per cento dei musulmani è terrorista, in confronto al 7 per cento dei tedeschi che era nazista. Kaputt, dopo una violenta campagna di stampa e nonostante le sue ripetute (e non dovute, secondo Spencer) scuse è stato radiato. E che dire di quell'ufficiale dell'esercito americano, Hassan, in corrispondenza (cosa che sapeva bene l'Fbi) con un reclutatore dell'Isis e mantenuto al suo posto di lavoro, anzi promosso, fino a quando ha ammazzato tredici persone?

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